Piazza S. Giuseppe 3
Nato il 9 febbraio 1953 a Padova, studente di Liceo classico presso il collegio Barbarigo dove si diplomò nel 1972, prese parte ad attività di volontariato con il gruppo locale dell’associazione “Mani Tese”.
Nel 1972 entrò a far parte dei missionari comboniani svolgendo il suo periodo di formazione in varie città italiane e poi a Chicago nel 1977. Si diplomò quindi in teologia con la specializzazione in missiologia. Partecipò poi a delle esperienze pastorali tra gli indios del Sud Dakota e nella Bassa California messicana. A seguito dell’ordinazione, avvenuta il 28 settembre 1980, svolse alcuni incarichi in Italia (Napoli, Troia, ecc.) e venne quindi inviato il 20 gennaio 1984 a Cacoal nello stato di Rondonia (Brasile), dove venne ucciso il 24 luglio 1985 per essersi schierato a fianco dei campesinos e aver sfidato i fazenderos, i latifondisti locali.
Pace, giustizia e nonviolenza
Fin da giovanissimo furono questi gli ideali che ispirarono Ezechiele Ramin e tra le sue letture giovanili non mancarono i libri di Dietrich Bonhoeffer, teologo evangelico. Il concetto di giustizia e il desiderio di combattere le ingiustizie sociali, anche a costo della vita, guidarono poi le azioni di Ramin nel corso della sua breve vita. Durante una delle sue ultime omelie, il 17 febbraio 1985, pronunciò queste parole: “Le aree libere del nostro Stato di Rondonia, cioè la terra di nessuno, appartengono ai nostri fratelli senza terra, e non ai fazenderos avidi. No, perché non è questa la giustizia…”. Nella sua attività a Cacoal cercò di persuadere gli indigeni a opporsi ai latifondisti per mezzo di proteste pacifiche e non ricorrendo alla lotta armata. Il giorno della sua morte intervenne a circa 100 Km da Cacoal in una disputa tra contadini e proprietari riuscendo a convincere i primi a non armarsi e ad aspettare che lo Stato di Rondonia affidasse la terra ai contadini, dando ai proprietari un indennizzo in denaro. La riuscita della sua azione pacificatrice fu perciò, forse, il motivo che decretò la sua condanna a morte. La sua autorità morale e il suo prestigio fra i campesinos infatti ne avrebbero fatto un avversario pericoloso per chi non voleva si sviluppasse ulteriormente un’organizzazione dei piccoli agricoltori.
“Non si può stare seduti con le braccia conserte, aspettando che i primi ad alzarsi siano gli altri. Su muoviamoci prima noi, diamoci da fare. Poi anche gli altri ci seguiranno”
Ezechiele Ramin
👓 Torna alla mappa generale 👑.
Trova il percorso con google maps 🚴♂️ .

Busto di Ezechiele Ramin dello scultore Ettore Greco (Padova, 1969- )