Come evidenziato nella presentazione, lo spunto per redigere una guida sui “Percorsi di pace e di nonviolenza a Padova” ci è giunto da analoghe realizzazioni messe a punto da diverse città estere.
Se l’obiettivo più ovvio era quello di approntare uno strumento che contribuisse, prevalentemente in ambito locale, alle attività di educazione alla pace, la redazione e i successivi aggiornamenti o affinamenti della guida ci hanno indotto a riflettere più a fondo sul senso e significato di questo strumento.
Senza dubbio il paradigma interpretativo, che fin dall’inizio ci è stato chiaro per esplicitare la valenza di pace dei luoghi riportati nella guida, è stato quello “temporale”. Determinante in questo senso è stata infatti l’osservazione di Tzvetan Todorov, secondo cui “il buon uso della memoria è quello che serve una giusta causa e non quello che si limita a riprodurre il passato”.
Questa affermazione del grande intellettuale francese, apparentemente semplice ma densa di significato, ci ha confortato circa la “bontà” di quanto stavamo via via elaborando.
Naturalmente se la storia ci fornisce innumerevoli “lezioni” per costruire ordini e modelli di pace, va riconosciuto che pure i desideri o i sogni (per dirla alla Martin Luther King) – dunque il futuro – possono interrogare criticamente il presente. E costituire di conseguenza uno stimolo per individuare percorsi di pace ex novo (1).
Abbiamo però compreso che accanto alla “dimensione temporale” anche la “dimensione spaziale” riveste un ruolo significativo in questo progetto. E non solo per l’ovvio motivo che la guida è stata concepita per uno spazio preciso, quello cittadino, ma anche e soprattutto perché attraverso di essa si ambisce a “modificare”, nel senso di qualificare quello spazio o, per meglio dire, territorio.
Per la comprensione di questa ulteriore valenza, decisiva è stata la lezione dei geografi politici (in particolare di Claude Raffestin che ha elaborato le “fondamenta” di tale disciplina). Secondo tali studiosi il territorio è spazio antropizzato nel senso che su di esso vengono proiettati lavoro, energia e informazione.
In altri termini: in ciascun territorio diversi attori realizzano molteplici processi produttivi, sociali e culturali. Si tratta dunque di un’ area alla quale fanno riferimento date culture ed etnie, uno spazio con un valore simbolico e identitario (Dragan Umek).
Proprio riguardo a questi ultimi aspetti pensiamo di aver offerto alla comunità patavina, con questa guida, un modesto ma valido contributo di conoscenze – in un’ottica formativa/educativa – per favorire lo sviluppo di un percorso identitario incentrato su significato e dimensione della pace.
E ciò grazie anche – per quanto attiene l’aspetto metodologico – all’utilizzo di un nuovo approccio interpretativo. Vale a dire non più l’assunzione di fatti di guerra o di violenza come spunto per identificare e progettare iniziative di “svolta”; ma la volontà di “rileggere” primariamente la storia come un susseguirsi, in via prevalente, di avvenimenti di pace e nonviolenza (2), capaci dunque di incoraggiare vieppiù la costruzione di progetti e ordini irenici.
L’auspicio è che, con il procedere della conoscenza della “pregnanza” di pace di molteplici luoghi di Padova, questi possano divenire, agli occhi di molti, elementi di fruizione simbolica del valore della pace. Valore che speriamo divenga fondante l’identità della comunità patavina.
(1) Dalla introduzione alla “Guida glocale alla pace per amministratori coraggiosi e non”. Edizioni Cleup 2021.
(2) Uno studio, probabilmente tra i primi, che assume dichiaratamente questa differente prospettiva volta a delineare una storia di pace, anche se riferita a un determinato periodo storico, è il pregevole volume di Ermanno Orlando: “Pace, pace, pace! Donne e uomini contro la guerra nel medioevo”. Edizioni Il Mulino 2026.