Piazza Petrarca
Il soggiorno padovano
Alla metà del 1300 la fama di Francesco Petrarca come poeta, letterato ed erudito
era ampiamente diffusa e riconosciuta in ambito nazionale. Ed è per questo motivo che, nel 1349, Jacopo II da Carrara, signore di Padova, lo invitò per un soggiorno in città accogliendolo con tutti gli onori.
La signoria carrarese si apprestava, infatti, a dare l’avvio, sia pure con alterne vicende, alla fase di massima affermazione in campo politico-militare. E per accrescere il proprio prestigio puntava ad attrarre nei propri domini un alto numero di artisti, giuristi e letterati offrendo loro benefici e incarichi, in particolare nell’attività di docenza nel già prestigioso ateneo patavino.
Questo primo soggiorno padovano segnerà l’inizio di un rapporto di stima e amicizia fra il Petrarca e Jacopo II e poi con il di lui figlio Francesco I detto il Vecchio. Il poeta aretino soggiornerà in vari periodi a Padova, sempre su invito dei due citati signori, inizialmente dimorando in un’ampia (per l’epoca) casa a fianco della basilica del Duomo (l’edificio, sia pure con consistenti modifiche avvenute nel corso dei secoli, è ancora esistente e corrisponde al civico 26-28 di via Dietro Duomo).
Divenuto più anziano, il Petrarca deciderà di stabilirsi definitivamente sui colli Euganei. Francesco I gli aveva fatto dono di un terreno e di una casa, che il poeta provvide a ristrutturare, in località Arquà (oggi comune di Arquà Petrarca). Qui egli visse serenamente fino alla morte avvenuta nel 1374.
L’aspirazione alla pace
Tralasciando gli aspetti inerenti più prettamente la dimensione intima o personale ravvisabili nel suo pensiero e nelle sue opere, va rilevato come il Petrarca svolse anche una funzione che potremmo definire di “coscienza civile” nel proporre agli esponenti del potere politico dell’epoca – fossero essi imperatori o nobili oppure papi e vescovi ma anche esponenti di ceti più popolari come Cola di Rienzo – la sua visione di civiltà o società ideale(1).
La ricerca, almeno in via di principio, di uno status di uomo di lettere autonomo e libero rispetto al potere politico, non gli impedì di interessarsi alle vicende concrete di un secolo complesso come fu il Trecento italiano.
Ciò significò anche qualche sorta di coinvolgimento in diverse situazioni di disputa o di conflitto per lo più in un’ottica di persuasione alla concordia e alla pacificazione.
Eccolo quindi partecipare nel 1350 al Concilio di Padova, finalizzato, fra le altre cose, a fare cessare le ostilità tra il patriarca di Aquileia e il conte di Gorizia. Qualche anno dopo rivolge due esortazioni al doge di Venezia Andrea Dandolo per cercare di convincerlo a non intraprendere una nuova guerra con Genova.
Ancora fra il 1356 e il 1368 fu mandato dai Visconti a partecipare a varie ambascerie di pace, non tanto per le sue capacità diplomatiche ma per la stima di cui godeva. Nel 1373, ormai anziano, accettò di accompagnare Francesco Novello da Carrara a Venezia per cercare – ma il tentativo fu vano nonostante il solenne discorso pronunciato dal poeta al gran Consiglio – di mitigare le durissime condizioni di pace imposte dai veneziani nei confronti della signoria carrarese.
Possiamo affermare che anche il Petrarca come in precedenza Marsilio da Padova – senza tuttavia la riflessione organica del primo – abbia condiviso per l’Italia il sogno di una “pax imperialis”. Egli tuttavia, influenzato dal culto della “romanità”, fa appello alla comune identità nazionale affinché i signori e principi italiani mettano fine alle guerre fratricide – anche attraverso la rinuncia all’uso di truppe mercenarie straniere – per garantire una condizione di pace al paese.
Questo auspicio alla pace, di carattere morale e politico, è l’oggetto della sua “canzone” più famosa dal titolo Italia mia, benché ‘l parlar sia indarno che si conclude con l’accorato appello I’ vo gridando: Pace, pace, pace.
- Ad esempio sulle virtù e giuste politiche che un principe deve adottare per il buongoverno di un regno si veda del Petrarca dalla raccolta Seniles la Lettera I del Libro quattordicesimo intitolata “Al magnifico Francesco da Carrara Signore di Padova”.
Informazioni: padovanet.
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Statua di Francesco Petrarca
