Mons. Giovanni Nervo (30)


Targa collocata all’ingresso delle Cucine popolari in via Niccolò Tommaseo 12

Nato a Casalpusterlengo (MI), il 13 dicembre 1918, profugo da Solagna (VI) durante la prima guerra mondiale, venne ordinato sacerdote a Padova nel 1941. Vicedirettore fino al 1945 del collegio Barbarigo, dove ospitò una stamperia clandestina, si impegnò come staffetta partigiana durante la Resistenza al Nazifascismo, successivamente divenne insegnante di religione e assistente provinciale delle ACLI.

Nel 1951 istituì la Scuola Superiore di Servizio Sociale e nel 1964 promosse l’istituzione del “Centro Studi, Ricerca, Formazione, Sperimentazione sui temi della sanità, del welfare e dell’educazione Emanuela Zancan” poi divenuto nel 1986 “Fondazione Zancan” di cui rimase Presidente fino al 1996.

Nel 1971 la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) lo incaricò di costituire la Caritas Italiana, della quale rimarrà vice-presidente fino al 1986. Per la competenza e l’efficacia degli interventi della Caritas nel terremoto del Friuli del 1976, l’Università di Udine nel 1994 lo insignì della laurea honoris causa in economia e commercio. Nel 1999 ricevette il “Sigillo della città di Padova” e nel 2003 la laurea honoris causa in Scienze dell’Educazione dall’Università di Padova “per il forte impegno nell’azione sociale dei servizi alla persona”.

È deceduto a Padova il 21 marzo 2013.

Profeta, precursore e organizzatore di scuole di formazione sociale –  che solo alla fine degli anni novanta del secolo scorso vennero incluse come corsi di laurea universitari – autore di numerose pubblicazioni sui temi sociali, ha sempre ritenuto fondamentale e dunque stimolato l’intervento pubblico a favore dei diritti delle persone.

Sollecitata dal Vescovo, Claudio Cipolla, nel 2019 la Fondazione Nervo Pasini ha assunto la promozione e gestione, insieme alle suore terziarie francescane elisabettine, delle Cucine Popolari, luogo di accoglienza, assistenza, promozione umana e sensibilizzazione sui temi della povertà e marginalità.

L’opzione per la pace e la nonviolenza

Proveniente da un ambiente teologico tradizionale – che proponeva la teoria della “guerra giusta” – Giovanni Nervo giunse dopo vari decenni a sviluppare una posizione critica sulla liceità morale/opportunità politica dell’uso delle armi e alla necessità di un impegno per la pace. Sicuramente un ruolo importante in questa presa di coscienza lo ebbe l’emergere in Italia, negli anni ‘60/’70 del Novecento, della problematica dell’obiezione di coscienza al servizio militare. In particolare, come lui stesso ammise, venne “colpito” dalle dolorose vicende di un suo allievo, Alberto Trevisan, che rifiutò di svolgere il servizio militare in quanto dichiaratosi obiettore di coscienza1.

Nel 1972 venne approvata la Legge n. 772 che ammetteva un servizio civile sostitutivo al servizio militare, ma di otto mesi più lungo e dunque punitivo. Pertanto la Caritas Italiana, stimolata anche dal Convegno “Evangelizzazione e promozione umana” (Roma – 1976) che definì il servizio civile “scelta esemplare e preferenziale dei cristiani”, stipulò nel 1977, sotto la sua direzione, una convenzione con il Ministero della Difesa per l’utilizzo presso le proprie strutture di obiettori di coscienza in servizio civile.

Va sottolineato che egli assunse sempre le difese degli obiettori di fronte ad alcuni atteggiamenti vessatori del Ministero, appoggiando pure la lotta degli obiettori “autoriduttori”2. Suo stretto collaboratore, nell’opera di promozione dell’obiezione di coscienza e del servizio civile, fu Mons. Giuseppe Benvegnù Pasini, che gli succedette alla guida della Caritas Italiana.

Il contatto con i giovani obiettori, spesso animati da una visione antimilitarista, fu un ulteriore stimolo all’assunzione da parte di Giovanni Nervo di una decisa opzione per la nonviolenza e la pace, temi questi che dunque trovarono ampio spazio nei momenti formativi del servizio civile alla Caritas.

Egli infatti era giunto alla conclusione che: “La guerra, anche prescindendo da un giudizio sul passato, oggi non è più una strada praticabile neppure per la legittima difesa, né sul piano etico, né su quello politico economico, né su quello istituzionale” (AA.VV., “Verso una difesa popolare nonviolenta per l’Italia?”,CEDAM, 1987)e pertanto era necessario iniziare a sviluppare forme di difesa di tipo civile al posto della difesa militare.

Coerentemente, si impegnò alla diffusione di una cultura di pace con la partecipazione a convegni, tavole rotonde, incontri culturali.

Una valida sintesi del suoi contributi di pensiero in tale ambito è rappresentato dal volume: Giustizia e pace si baceranno. Educare alla pace (G. Nervo, Casa editrice EMP, 2008).

Il 9 settembre 2025, il diacono Francesco Armenti, in veste di postulatore, ha avviato la Causa di beatificazione e canonizzazione di Mons. Giovanni Nervo. Dal 14 dicembre 2025 gli è stato assegnato il titolo di “Servo di Dio”.

(1) Condannato ad un periodo di detenzione presso il carcere militare di Gaeta, Alberto Trevisan perse il posto di lavoro e anche alcuni diritti previdenziali, reintegrati solo alcuni anni fa.

(2) Diversi obiettori  di coscienza all’epoca decisero di “ridurre” la durata del proprio servizio civile per sollecitare una riforma legislativa che parificasse la durata del servizio civile rispetto a quello militare. Questo gesto comportava alcune severe sanzioni.

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La targa commemorativa
Monsignor Giovanni Nervo a Civitas 1998, relatore al Forum sul servizio civile nel Veneto

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