Targa posta sulla passerella Wangari Maathai

Wangari Maathai (29)


Passerella Wangari Maathai che collega il Fenice Green Energy Park al Parco Roncajette

Nata nel Nyeri, un’area rurale del Kenya il 1° aprile 1940, fu la prima donna dell’Africa centro-orientale a laurearsi in biologia e a conseguire poi un dottorato.

Impegnata prima nel National Council of Women of Kenya, di cui assunse anche la carica di Presidente, fu poi attiva nella Croce Rossa e nell’Environmental Liaison Centre, che promuove la partecipazione delle organizzazioni non governative al Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente.

Continuando il suo impegno sui temi ambientali contribuì poi alla fondazione del Green Belt Movement il cui scopo principale è la riduzione della povertà e la tutela dell’ambiente attraverso la piantumazione di nuovi alberi.

Attiva anche nel campo dei diritti umani, nella lotta per la democrazia e per una società multietnica, si trovò spesso in conflitto con le politiche dell’allora presidente del Kenya, Daniel Arap Moi, e per questo motivo fu oggetto di minacce, violenze e arresti.

Nel 2002, si presentò come candidata alle elezioni, diventando poi viceministro dell’ambiente del nuovo governo e rimanendo in carica per due anni.

Nel 2004 fu la prima donna africana a vincere il Premio Nobel per la Pace per il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace.

Il 25 settembre del 2011 morì a seguito di una lunga malattia.

Un premio Nobel a riconoscimento del rapporto indissolubile fra pace, ambiente e democrazia

Le perplessità sollevate da alcuni per l’attribuzione del Premio Nobel per la Pace alla Maathai si sgretolano di fronte all’incredibile numero di iniziative intraprese dalla stessa e che dimostrano inequivocabilmente come il rispetto per l’ambiente e la sua tutela rappresentino un passo fondamentale nell’ambito di una politica di costruzione della pace e di tutela della democrazia.

Wangari Maathai già nel suo discorso di accettazione del Premio Nobel e poi spesso in altri interventi non mancò di sottolineare l’importanza di avere uno sguardo più ampio e onnicomprensivo nell’analisi dei problemi di un Paese:

Riconoscere che lo sviluppo sostenibile, la democrazia e la pace sono indivisibili è un’idea che finalmente ha raggiunto il proprio momento. Il nostro lavoro negli ultimi 30 anni ha sempre riconosciuto e sfruttato questi collegamenti”*

La Maathai aveva capito che gli abitanti del suo paese per troppi anni erano cresciuti con l’idea che la loro povertà li rendeva non solo privi di capitale, ma anche delle conoscenze e delle competenze necessarie per affrontare le sfide quotidiane. Essi inoltre erano ormai abituati ad aspettare di ricevere sempre un aiuto dall’esterno per la risoluzione dei propri problemi e non riuscivano a cogliere l’importanza di salvaguardare il proprio territorio, il cui degrado portava invariabilmente a scarsità di risorse, a povertà e a conflitti.

Per la Maathai era innanzitutto indispensabile sviluppare un programma di educazione della cittadinanza durante il quale le persone potevano identificare i propri problemi, le cause e le possibili soluzioni. Piantare alberi, un gesto che poteva apparire insignificante, rappresentava poi per le persone, soprattutto per le donne, un modo per riconquistare una posizione sociale ed economica all’interno della famiglia, oltre ovviamente a costituire una modalità efficace per contribuire a migliorare il terreno e i bacini idrici.

Ben presto fu chiaro che una governance responsabile dell’ambiente era impossibile senza uno spazio democratico. Pertanto, l’albero divenne un simbolo della lotta democratica in Kenya. I cittadini si mobilitarono per contestare i diffusi abusi di potere, la corruzione e la cattiva gestione ambientale”*

In molte parti del paese, durante il regime di Daniel Arap Moi, si piantarono “alberi della pace” per richiedere la liberazione di prigionieri di coscienza e una transizione pacifica verso la democrazia. Durante la stesura della nuova costituzione furono piantati molti di questi particolari alberi per promuovere una cultura di pace, in linea peraltro con quanto emerge dalle tradizioni di molti popoli dell’Africa per cui un albero, piantato in mezzo a due parti contendenti, aiuta le stesse a risolvere le dispute interrompendo il conflitto e favorendo la riconciliazione.

Per la Maathai la pace non può esistere senza uno sviluppo equo, così come lo sviluppo richiede una gestione sostenibile dell’ambiente in uno spazio democratico e pacifico. Per far progredire la pace, è necessario promuovere le istituzioni e gli ideali democratici che ne sono alla base.

Per la Maathai era chiaro come la maggior parte dei conflitti nel mondo di oggi è legata in qualche modo alla competizione per l’accesso, il controllo e la distribuzione delle risorse e a volte questi conflitti prendono forma all’interno dei confini di uno Stato, come dispute locali per l’acqua, i pascoli e i terreni agricoli:

Il rafforzamento della società civile e dei movimenti di base per catalizzare il cambiamento è essenziale per lo sviluppo e la pace. In questo modo si favorisce il processo di democratizzazione e il rispetto dei diritti umani”**

Un Paese non può svilupparsi se non c’è pace; la pace, a sua volta, non prevarrà se le risorse sono gestite male o concentrate nelle mani di pochi a spese di molti. Lo sviluppo sostenibile e la pace possono essere garantiti solo se i cittadini partecipano alla protezione e al ripristino del loro ambiente e chiedono di avere un posto al tavolo delle decisioni.

Wangari Maathai era convinta che anche un piccolo gesto, come quello di piantare un albero, potesse incoraggiare le persone a uscire dalla propria immobilità, a intraprendere azioni e a richiedere cambiamenti e riforme dai propri governi  e forse è questo proprio il più importante messaggio che ci ha lasciato.

* “Recognizing that sustainable development, democracy and peace are indivisible is an idea whose time has come. Our work over the past 30 years has always appreciated and engaged these linkages.

* “It soon became clear that responsible governance of the environment was impossible without democratic space. Therefore, the tree became a symbol for the democratic struggle in Kenya. Citizens were mobilised to challenge widespread abuses of power, corruption and environmental mismanagement.”
(Dal discorso di accettazione del Premio Nobel per la Pace)

** “The strengthening of civil society and grassroots movements to catalyze change is essential for development and peace. Doing so enhances the democratization process and respect for human rights.”
(Maathai, Wangari, “An unbreakable link: peace, environment, and democracy”, Harvard International Review 29.4, 2008)

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Targa posta sulla passerella Wangari Maathai
Targa posta sulla passerella Wangari Maathai
Passerella Wangari Maathai che collega il Fenice Green Energy Park al Parco Roncajette

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