Viale dell’Internato Ignoto, Zona Terranegra, Padova Est
Fondatore: don Giovanni Fortin (Monselice 23.8.1909 – Padova 16.9.1985)
Consacrato sacerdote nel 1933, don Giovanni Fortin nel 1938 diventa parroco della comunità di Terranegra (Padova). Nel dicembre del 1943, su richiesta di un altro sacerdote, don Antonio Varotto, dà asilo in parrocchia a una dozzina di prigionieri inglesi in fuga.
Alcuni fascisti, che si fingono partigiani, vengono a conoscenza del fatto e don Fortin viene arrestato e condannato a morte anche a causa del suo rifiuto a collaborare. Rimane in carcere a Venezia fino a febbraio 1944 quando viene deportato nel lager di Dachau.
Sopravvive e nel giugno del 1945 ritorna alla sua comunità di Terranegra. Si adopera per la costruzione della nuova chiesa parrocchiale che, su suo desiderio, viene dedicata ai circa 70.000 militari italiani periti nei campi di concentramento (Tempio dell’Internato Ignoto). Sempre su sua iniziativa viene poi realizzato un Museo dell’Internamento per offrire una conoscenza più approfondita su una delle pagine più buie della storia recente.
Nel 1964 viene insignito della medaglia d’oro per la sua opera di soccorso di tutte le vittime di guerra.
Il Tempio dell’Internato Ignoto
Si giunge al Tempio (Chiesa parrocchiale di S. Gaetano) percorrendo il Viale dell’Internato Ignoto, caratterizzato dalla presenza, sui due lati, di 27 cippi di trachite. Questi cippi riportano i nomi di alcuni campi di concentramento nazisti mentre quelli antistanti la chiesa ricordano alcune delle loro vittime. Nel pronao della chiesa si trovano le lapidi di internati e due sacelli a destra e a sinistra. Nel primo riposano le spoglie di don Giovanni Fortin.
All’interno della chiesa si trovano lapidi e salme di alcuni degli internati deceduti. Da ricordare la presenza di due quadri raffiguranti San Massimiliano Kolbe e Santa Edith Stein, come pure un “altare” dedicato alla figura di Mafalda di Savoia, deceduta nel campo di concentramento di Buchenwald.
Il Museo dell’Internamento
Si trova sul lato destro della Chiesa. Nei pressi dell’entrata tre opere in rame sbalzato (opera dell’artista rom Loris Levak, a ricordo dei 500.000 rom e sinti deceduti nei campi di concentramento nazisti) esprimono in forma artistica la condanna della barbarie dei campi di sterminio e la pietà per le loro vittime, introducendo il visitatore al senso del museo.
Il museo è costituito da alcune sale tematiche:
- la Sala della Storia ricorda attraverso pannelli e altri oggetti d’epoca le vicende che portarono alla presa del potere da parte del movimento fascista, la progressiva persecuzione degli ebrei, lo scoppio della guerra con la costruzione dei campi di sterminio e i moti di ribellione e resistenza della popolazione che culminarono nella Liberazione;
- la Sala della Memoria contiene foto e oggetti che testimoniano in tutta la loro tragicità la “vita” degli internati nei lager.
In un tempietto laterale sono conservate le ceneri prelevate da quattro campi di sterminio: Dachau, Mauthausen, Buchenwald, Belsen. Va anche sottolineato come il museo sia dotato di una biblioteca/ mediateca e di un’ampia sala per conferenze. In quest’ultima di regola vengono effettuate delle proiezioni introduttive alle visite di gruppo.
Il Museo e il Tempio hanno la funzione di mantenere viva la memoria sulla moltitudine di italiani (militari e civili) che persero la vita nei campi di concentramento nazisti. Essi rappresentano dunque un messaggio di condanna di ogni forma di sopraffazione dell’uomo sui suoi simili e un auspicio per il superamento delle guerre e la costruzione della riconciliazione e della pace.
Per il perseguimento di tali finalità l’Associazione Nazionale Ex Internati (A.N.E.I.), che gestisce attualmente il museo, promuove visite guidate, rivolte soprattutto ai giovani, ma pure conferenze e convegni scientifici su questi temi.
Informazioni: museodellinternamento.it
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