Beato Giordano Forzatè (4)

Chiesa di S. Benedetto Abate (o S. Benedetto Vecchio) Vicolo S. Benedetto, 7

Vita e riforme

La figura del beato Giordano Forzatè (Padova 1158 circa – Venezia 1248), priore del monastero di S. Benedetto a Padova, è conosciuta prevalentemente per la sua opera riformatrice della vita ecclesiale dell’epoca con ricadute anche in ambito sociale. Come è noto nel medioevo i valori trascendenti permeavano ogni aspetto della vita degli abitanti – tanto da poter parlare di “cielo sceso in terra” secondo la felice espressione del grande medievalista Jacques Le Goff – e il territorio veneto non faceva eccezione. Il Forzatè avvertiva tuttavia l’esigenza di un forte rinnovamento spirituale e morale del clero e di conseguenza dei fedeli.

Tale progetto, a suo avviso, doveva incardinarsi innanzitutto sulla forza della predicazione e della povertà. Di qui la sua “vicinanza”, seppur benedettino, rispettivamente all’ordine dei Domenicani e dei Mendicanti. Per realizzare concretamente tale opera egli creò il movimento dei monaci “Albi” (1) che riuniva in una sorta di comunione spirituale le diverse strutture ecclesiali, inizialmente della città di Padova, e poi di altre località del Veneto. E le sue frequenti visite ai vari monasteri aderenti lo qualificarono come il padre spirituale di tale movimento (2). Inoltre in un’epoca dove certamente il senso religioso era altamente diffuso ma, di regola, le distanze tra i chierici e i non consacrati erano ampie, sostenne la necessità di un monachesimo fortemente radicato nel territorio, sentendosi, al tempo stesso, monaco e cittadino. Di qui la sua attiva partecipazione, spesso nella veste di consigliere e arbitro, alle vicende politiche del Comune padovano così come della Curia, grazie alle sue doti di conoscitore del diritto e di uomo, giudicato dai più, probo e equilibrato. Anche se alcune fonti sottolineano gli aspetti ambiziosi del suo carattere, la stima da parte dei Padovani nei suoi confronti crebbe e nel corso degli anni si tramutò in un sentimento di venerazione popolare che gli valse il titolo di Pater Paduae. Il riconoscimento delle sue capacità avvenne anche a livello nazionale con l’affidamento di varie missioni apostoliche quale delegato dei pontefici Innocenzo III (che lo aveva designato pure all’episcopato di Ferrara, carica che egli rifiutò) Onorio III e Gregorio IX.

Naturale fu la scelta del Forzatè di schierarsi con la fazione guelfa: dunque a favore della Chiesa e dell’autonomia dei Comuni rispetto all’impero. Tale posizione lo pose in contrasto con la potente famiglia dei da Romano filo-imperiale. Quando Padova nel 1237 fu conquistata dall’imperatore Federico II Di Svevia, Ezzelino III suo mandatario lo fece rinchiudere, seppur ottantenne, in carcere, fino a quando l’imperatore, per ingraziarsi i Padovani, due anni dopo lo fece liberare con l’obbligo di lasciare Padova. Il priore si rifugiò prima ad Udine poi a Venezia dove morì. I Padovani, liberatisi del tiranno nel 1260, riportarono il suo corpo a Padova dove è oggi tumulato nel secondo altare della navata di destra della chiesa di S. Benedetto Abate (3).

Il tenace mediatore di pace

Non meno importante fu la predisposizione e l’impegno concreto del Forzatè nel comporre, quale arbitro o garante, diverse situazioni di contrasto o lite della società dell’epoca fino a svolgere un decisivo ruolo di mediatore in vari conflitti armati. Anche se va sottolineato che per questi ultimi tale attività di mediazione in vari casi avvenne in funzione antighibellina o a favore di Padova, Comune guelfo. Il primo intervento del quale si ha traccia è del 1203 e lo vede conciliatore di una lite tra i canonici di Padova e la famiglia Steno. Vi sono poi testimonianze di vari casi nei quali venne chiamato dall’amministrazione del Comune patavino per dirimere contese in ambito locale. Con l’aumento degli incarichi papali crebbe anche l’importanza della sua attività volta alla pacificazione. Nel 1216 su delega del Papa Onorio III negozia la pace tra Treviso e Belluno e presenzia alla firma del trattato di pace tra Padova e Venezia dopo la guerra del “Castello dell’Amore”. L’anno 1218 lo vede redattore degli articoli del trattato di pace fra il podestà di Verona Rambertino ed Ezzelino II da Romano. Sempre da quest’ultimo nello stesso anno ottiene, come arbitro designato dal Comune di Padova, la cessione del castello di Marostica a favore di Vicenza. Ancora nel 1223 cerca di mitigare le condizioni sfavorevoli imposte ai nobili vicentini dal podestà “popolare” Lorenzo Strazza Martinengo. È poi protagonista nel 1229 di un tentativo di evitare lo scontro tra Padovani e Trevigiani sostenuti dalla famiglia Da Romano. Tentativo che ha esito positivo solo nel 1234 quando a Stigliano, assieme al Vescovo di Treviso, negozia la pace fra le due città. È di poco posteriore un altro suo tentativo di porre pace tra Padova e Vicenza. La prigionia e successivo esilio interrompono la sua opera di mediatore.

Dunque il suo posizionamento nei conflitti non fu, in genere, super partes – fatto peraltro impossibile per quei tempi – ma la rilevanza e frequenza dei suoi interventi di pacificazione ce lo fanno apparire come un pensatore che riteneva la mediazione, l’accordo e magari il compromesso come preferibili alla guerra. In questo fu probabilmente un precorritore dei tempi.

Iconografia

Il Forzatè è raffigurato da Giusto De Menabuoi nel Battistero della Cattedrale di Padova sia nel “Paradiso” della cupola (con l’abito bianco degli “Albi”) sia nel polittico dell’altare. Compare inoltre a cavallo – plastica raffigurazione della sua indole volitiva – in una bella miniatura del codice Capodilista (biblioteca civica di Padova) del 1434 e nella tela del Padovanino del 1631 posta sopra la sua tomba.

(1) Nella definizione completa in latino: Ordo monachorum alborum Sancti Benedicti de Padua.

(2) Riconosciuto ufficialmente da una bolla papale del 1234 come conforme alla dottrina dell’epoca.

(3) Sorta con l’annesso monastero nel 1195 su volere, secondo autorevoli fonti, dello stesso Forzatè. È detta anche di S. Benedetto Vecchio per distinguerla da quella vicina di S. Benedetto Novello, costruita nel 1262.

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La chiesa di San Benedetto Vecchio
La chiesa di San Benedetto Vecchio
"Beato Giordano Forzatè segue i confini entro i quali sarà eretta la chiesa", dipinto attribuito ad Alessandro Varotari, detto il Padovanino
“Beato Giordano Forzatè segue i confini entro i quali sarà eretta la
chiesa”, dipinto attribuito ad Alessandro Varotari, detto il Padovanino
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