Silvio Barbato (16)

Piazza Barbato, Ponte di Brenta (Padova)

Nato il 12 febbraio 1880 a Ponte di Brenta (PD), impiegato alla società Veneta Ferrovie, socialista riformista, negli ultimi anni della sua vita abbandonò la scena politica a causa di una grave menomazione uditiva. Venne assassinato l’11 giugno 1944 davanti alla caserma delle Brigate Nere di Ponte di Brenta, pare come rappresaglia (in modo analogo all’antifascista Enrico Zanella, ucciso lo stesso giorno di Barbato, a Vigonza, in provincia di Padova) per l’omicidio del segretario del partito fascista Giuseppe Begon ad opera dei Gruppi di Azione Patriottica.

La figura di Barbato e il suo impegno per gli ideali di nonviolenza e giustizia

L’impegno di Barbato durante la sua attività politica e sindacale fu sempre rivolto a far ottenere libertà e dignità alle classi sociali più disagiate. Per raggiungere tali scopi egli auspicava che il popolo prendesse coscienza dei propri diritti e raggiungesse il potere politico attraverso libere elezioni. Barbato riuscì anche a ottenere alcune conquiste per la categoria impiegatizia di Padova e Provincia tra le quali il “Concordato per l’equo trattamento”. Rispetto al fascismo assunse una posizione coerente con i propri principi, ma senza giungere a sfidarne il potere e non partecipò mai a cospirazioni o altre iniziative violente. Riteneva, infatti, che la violenza, oltre che barbara e incivile, fosse anche controproducente, perché porta alla conquista di un potere che non può essere duraturo, in quanto si regge solo grazie alla brutalità dei propri metodi.

“Preferisco morire che usare violenza verso chicchessia o peggio uccidere!”

Silvio Barbato

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Targa commemorativa dedicata a Silvio Barbato

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